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di
S
ara Lieto
Assegnista di ricerca in Istituzioni di d
iritto pubblico
Università di Napoli
Federico II
Rilievi sulla ripartizione della pote
stà
legislativa nella revisione
costituzionale
in itinere
F O C U S R I F O R M A C O S T I T U Z I O N A L E
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M A R Z O
2016
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federalismi.it
Focus Riforma costituzionale
|
n.
5
/201
6
Rilievi sulla ripartizione della pote
stà
legislativa nella revisione
costituzionale
in itinere
*
di
S
ara Lieto
A
ssegnista di ricerca in Istituzioni di diritto pubblico
Università di Napoli
Federico II
Sommario
:
1.
I
l vecchio ed il nuovo articolo 117 a confronto
.
2.
Ipotesi
di
espansione
della
potestà legislativa regionale e rispetto dell’equilibrio di bilancio
.
1.
I
l vecchio ed il nuovo articolo 117 a confronto
La ripartizione
della potestà legislativa tra S
tato e regioni
viene ridefinita dal disegno di legge di
revisione costituzionale innanzitutto attraverso l’eliminazione della potestà concorrente. Nel
nuovo testo dell’art. 117 viene
,
inoltre
,
prevista (come nella versione precedente) la potestà
residuale regionale in re
lazione alle materie non comprese nell’elenco riservato alla competenza
esclusiva
dello
S
tato
e delle regioni
.
Al comma quarto del nuovo testo dell’art. 117 Cost. è introdotta la clausola della «tutela dell’unità
giuridica o economica della Repubblica, ovv
ero la tutela dell’interesse nazionale».
La nuova ve
rsione dell’art. 116 contempla
alcune ipotesi di incremento della potestà legislativa
regionale (sulla base di una legge statale) su materie di competenza statale
,
a condizione che la
regione interessata
sia in stato di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio.
La riformulazione dell’art. 117
rende, innanzitutto, necessario un
confronto con il testo
precedente e, pertanto, una valutazione in termini di maggiore o minore razionalità
e coere
nza
della nuova ripartizione delle competenze
legislative rispetto alla precedente
. A questo proposito
,
però è importante
che tale confronto non investa l’art. 117
nella
sua versione letterale, ma
come
risultato de
ll’interpretazione che ne ha fornito, nel
corso del tempo, la Corte costituzionale. In
altre parole, un confronto effettivo tra le due diverse formulazioni non p
uò non considerare la
definizione
delle competenze e
i
confini delle materie
tracciati
dalla
giurisprudenza
costituzionale.
*
Il contributo fa parte del focus di
federalismi
sulla Riforma costituzionale, ed è pubblicato previa
approvazione di un Comitato di valutazione, come da regole contenute nella presentazione del focus.
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Focus Riforma costituzionale
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Tenendo cont
o, infatti, della
rielaborazione
giurisprudenziale dell’art. 117, nel confronto tra i due
testi, si
possono
forse riscontrare molti più piani di convergenza che di
divergenza
.
Come è noto, infatti, all’indomani della riforma del titolo V della parte II del
la Costituzione, i
nodi problematici della ripartizione delle potestà legislative (con pa
rticolare riferimento alla
potestà concorrente) hanno investito la Corte del compito di rimettere ordine alle non poche
incertezze che la
revisione costituzionale
avev
a prodotto. Un primo aspetto problematico è
emerso
già
nella definizione
,
sul piano contenutistico
,
delle c
.
d
.
materie, individuate attraverso
formule linguistiche
ambigue
e piuttosto inclini a fr
azionare in segmenti molteplici
spesso
attraverso le
funzioni
-
ambiti di intervento
potenzialmente
unitari. E’ il caso ad esempio del
settore dei beni culturali, che un ritaglio di tipo funzionale (tutela e valorizzazione) ha sdoppiato
tra potestà esclusiva statale e potestà concorrente, determinando in que
sto modo non pochi
interrogativi sui confini tra l’uno e l’altro ambito di intervento.
Nel far fronte ai molteplici nodi interpretativi,
la Corte ha
in sostanza
operato una scelta di
fondo
,
privilegiando l’attribuzione a livello statale di quelle materie
o segmenti di mate
rie di più
incerta attribuzione o riconducibili ad interessi prevalenti di competenza statale.
Più precisamente la Corte, per tentare di rimettere ordine nella ripartizione delle attribuzioni
legislative, ha sostanzialmente propo
sto tre
schemi argomentativi:
quello delle
«
materie
trasversali
»
, quello della
«
concorrenza di competenze
»
e quello dell
a «
attrazione in sussidiarietà
»
.
Attraverso la nozione di materie trasversali (es. tutela della concorrenza, tutela dell’ambiente e
dell’ecosist
ema, d
eterminazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale
, etc.
)
,
la Corte ha inteso fare
riferimento a quelle materie di potestà esclusiva statale in or
dine alle quali «si manifestano
competenze diverse, anche regionali, fermo restando che allo Stato spettano le determinazioni
rispondenti ad esigenze meritevoli di disciplina uniforme sull’intero territorio nazionale, con la
conseguenza che l’intervento re
gionale è possibile soltanto in quanto introduca una disciplina
idonea a realizzare un ampliamento dei livelli di tutela e non derogatoria in senso peggiorativo (ex
multis: sentenze n. 235 del 2011, n. 225 e n.
12 del 2009)»,
(
sent. n. 171 del 2012
)
.
Nel c
aso invece di
interferenze tra norme rientranti in materie di competenza esclusiva, spettanti
a
lcune allo Stato ed altre alle r
egioni, la Corte ha ritenuto che «in tali ipotesi può parlarsi di
concorrenza di competenze e non di competenza ripartita o conco
rrente. Per la composizione di
siffatte interferenze la Costituzione non prevede espressamente un criterio ed è quindi necessaria
l'adozione di principi diversi: quello di leale collaborazione, che per la sua elasticità consente di
aver riguardo alle pecul
iarità delle singole situazioni, ma anche quello della prevalenza, cui pure